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PARTE II - Sez. I

STEMMI  ECCLESIASTICI

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    SAMARITANI      

                  

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Registrazione n. 393

Data di registrazione: 8 aprile 2013

Intestatario: Don Ugo Samaritani

Dignita': Parroco

Scudo: sagomato

Arma: cappato d'azzurro e di nero: nel 1° al cuore infiammato di rosso, sormontato da un'ostia al naturale e circondato da una corona di spine; nel 2° allo scaglione d'oro; nel 3° al cervo rampante al naturale.

Motto: lista svolazzante d'oro, foderata d'azzurro, con la scritta di nero MISERIA AT MISERICORDIA

Timbro: un cappello prelatizio di nero con due cordoni pendenti terminanti in un fiocco dello stesso  per ciascun lato.

Ex ibris: stemma affiancato da un cane con la fiaccola in bocca e dalla Dea bendata sormontato dalla scritta EX LIBRIS e sotto dalla legenda  DMNI (DOMINI) PBRI (PRESBYTERI) HUGO SAMARITANI.

Sigillo: lo stemma dentro uno scudo ovale circondato dal nome e cognome del proprietario.

 

ESEGESI

 

STEMMA

L’ideazione, e la creazione di questo stemma, muove i primi passi nel lontano 8 dicembre 1992, anno della mia ordinazione sacerdotale. All’epoca ero spiritualmente attratto dall’intima relazione che coglievo esserci tra il Cuore Immacolato di Maria e l’Eucarestia. Ricordo che nelle mie riflessioni mi colpì come, da questo Cuore Immacolato infiammato di amore, potesse sgorgare l’Eucaristia. Questo connubio mi affascinò a tal punto da riportare, in un quadro, questa immagine contornata da una frase che sentivo in cuore: Nel suo Cuore Immacolato arde il mio amore per Te. Nel tempo nacque il desiderio di poterla fissare in uno stemma che racchiudesse le tappe più significative della mia storia personale concatenate tra loro nella simbologia rappresentata. La presenza del cervo rampante, in campo nero, richiama l’emblema dei nobili Samaritani che, in Alfonsine (Ravenna), hanno parte della loro storia unitamente alla presenza dell’artistica cappella di famiglia. Il cervo, oltre ad essere segno di appartenenza familiare, è richiamo al Salmo 42,2: Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. Lo scaglione d’oro, in campo azzurro, antico stemma dei conti palatini Della Frattina, è memoria del luogo in cui sono parroco e, al tempo stesso, il loro motto Cominus hic amor eminus, è nuovamente richiamo all’amore che, parafrasato nella sua traduzione, si può così rendere: Questo amore supera ogni distanza oppure Lo stesso amore da vicino e da lontano. La parte centrale dello stemma, che collega i Samaritani con i Frattina, parla della scelta di vita fondata spiritualmente nel Cuore Immacolato di Maria e, al tempo stesso, protesa nel grande dono dell’Eucaristia. Il motto Miseria at Misericordia è sintesi della profonda esperienza degli esercizi spirituali ignaziani vissuti a Montauto di Anghiari (Arezzo) presso la comunità delle suore del Cenacolo. Tale motto ha il fulcro nell’episodio del vasaio (Ger 18,1-6) strettamente legato al Magnificat di Maria (Lc 1,39- 56), donna che si è consegnata alla volontà di Dio. Nella donna di Nazareth, e nel suo canto di lode, non poteva che sgorgare in me, quale intima preghiera, il mio canto personale al Signore: nella mia miseria s’innalzi la Tua Misericordia. La scelta dello scudo, a testa di cavallo, è volutamente segno del tempo che ha preceduto il mio sì al Signore; tempo in cui frequentavo la facoltà di Veterinaria presso l’Università di Bologna. I diversi elementi ricordati, che hanno portato alla creazione del mio stemma, sono stati oggetto della supervisione di Sua Em.za il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo che, in vita, è stato maestro e illustre esperto di araldica ecclesiastica. La nostra conoscenza ebbe inizio nel cordiale confronto sulle novità, da lui introdotte, nel realizzare lo stemma di Benedetto XVI; confronto che
diede inizio ad un carteggio che, nel corso degli anni 2005-2013, ha lentamente portato a cristallizzare, nella sua forma definitiva, le parti che oggi sono presenti nello scudo. Al termine di tutto questo lavoro non rimaneva che un’ultima tappa: scegliere chi, col suo genio e la sua originalità artistica, potesse dar vita ad un’opera che perdurasse nel tempo. La scelta non è stata facile, e ci sono voluti ben cinque anni prima che si focalizzasse su Marco Foppoli da Brescia che, con genio creativo, ha graficamente dato vita, nel 2018, all’attuale stemma nei cui tratti, e movimenti, parla di un uomo che, nella sua miseria, chiede a Dio che s’innalzi la sua Misericordia. Sua Eminenza non solo mi ha accompagnato e supportato in questo studio, e nella sua realizzazione, ma mi ha altresì onorato nel blasonare.

 

EX LIBRIS

Unitamente alla creazione del mio stemma ho affidato a Marco Foppoli da Brescia anche la creazione del mio ex libris contenente alcuni elementi che, uniti a quelli presenti nel mio scudo, riassumono altri aspetti della mia vita personale.Il CANE CON LA FIACCOLA IN BOCCA è simbolo della mia formazione filosofica, teologica e dogmatica con i Domenicani a Roma prima e a Bologna poi. La fiaccola simboleggia la diffusione della Parola di Dio. L’immagine del cane, legata ad un racconto immaginifico, prende lo
spunto dalla storia che narra come la madre di S. Domenico, al momento del parto, pare abbia avuto la visione di un cane con una fiaccola fiammeggiante tra le fauci che correva illuminando il mondo. I Frati di San Domenico, i Domenicani dal latino “Domini canes”, sono anche i cani del Signore, ossia i difensori della verità, inoltre il cane rappresenta la fedeltà al messaggio evangelico.
La GIUSTIZIA, quale virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che a loro è dovuto (suum cuique tribuere), è il secondo elemento che contraddistingue un mio servizio ecclesiale particolarmente significativo: quello di giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Triveneto. La Giustizia, per i lineamenti delicati con cui qui viene rappresentata, ha tutta l’aria di essere una donna ma, la sua espressione austera e pensosa, non lascia trasparire le tipiche qualità femminili ed emana un grande equilibrio interiore. È raffigurata con una spada in una mano e una bilancia nell’altra. La spada, generalmente a
doppio taglio, simboleggia la giustizia fatta dagli uomini e rappresenta in generale il giusto governo e distrugge tutto ciò che non ha equilibrio, mentre la bilancia si riferisce alla giustizia naturale la quale fa riferimento all’eterna lotta tra bene e male il cui equilibrio è sempre fragile proprio per la natura delle forze in campo. È bendata e questo significa che nessuno deve e può influenzare il suo verdetto; è simbolo dell’imparzialità nei giudizi.
Il GUFO, pur trovandosi in secondo piano rispetto le figure precedenti, indica la saggezza e la prudenza. È sempre stato per me segno di guida spirituale forte per discernere e fondare solide basi decisionali. Il gufo vede nell’oscurità e ti guida a vedere oltre il velo dell’inganno e dell’illusione; aiuta a vedere cosa viene tenuto nascosto. Ti incoraggia a guardare oltre le apparenze e a vedere il vero significato dell’azione o dello stato d’animo di qualcuno.

 

Samaritani Ugo

 

Samaritani Ugo Ex libris

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Documenti depositati: autocertificazione, liberatoria, stemmi, carta d'identità.

 

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